Assegno unico, al via i controlli su 2,7milioni di domande

Assegno unico, al via i controlli su 2,7
milioni di domande
Istruttoria sprint su 12 banche dati e verifiche a campione: solo le
pratiche accolte verranno pagate nella seconda metà di marzo

di Michela Finizio
Sono dodici le banche dati pubbliche dove l’Inps, nelle prossime settimane,
andrà a verificare – tramite controlli automatizzati – i requisiti per riconoscere
(e poi calcolare) l’assegno unico universale per i figli. Parte così la fase di
verifica sui 2,7 milioni di domande inviate all’istituto finora, entro fine febbraio,
cioè in tempo utile per poter ricevere il nuovo contributo a partire da marzo
2022.
Istruttoria sprint per pagare a marzo
L’Inps ha promesso che, per chi ha fatto correttamente richiesta nei primi due
mesi dell’anno, gli importi cominceranno a essere erogati dalla seconda metà
di marzo. I tempi per le istruttorie, dunque, sono molto stretti. Per questo i
controlli saranno per lo più automatizzati e massivi: per determinare il diritto
alla prestazione (e la sua misura) l’istituto interrogherà varie banche dati
interne ed esterne, grazie all’interoperabilità tra le piattaforme affinata negli
ultimi anni a livello informatico. «L’assegno unico universale, dopo
l’esperienza del reddito di cittadinanza, rappresenta il vero banco di prova
dell’approccio once only che abbiamo adottato come istituto, ovvero non
chiedere all’utente di comunicare dati che la pubblica amministrazione già
conosce», afferma Maria Sciarrino, direttore centrale Inclusione e Invalidità
civile dell’Inps.
I provider Spid consentiranno di autenticare il richiedente e l’accesso
all’Anagrafe nazionale della popolazione residente servirà per verificare il
requisito della residenza in Italia da almeno 2 anni, la cittadinanza, la
genitorialità e la composizione del nucleo familiare (unitamente a una ulteriore
verifica sull’Isee, se disponibile).
La check list proseguirà presso altri enti: l’agenzia delle Entrate per il
pagamento delle imposte in Italia; il ministero dell’Interno per il possesso di un
permesso di soggiorno valido (per cittadini extra Ue); le comunicazioni
obbligatorie sui rapporti di lavoro (moduli Unilav) per verificare se i richiedenti
percepiscono redditi e se il contratto è di almeno 6 mesi (per i non residenti in
Italia); e il Miur per i riscontrare l’iscrizione dei figli con età tra i 18 e 21 anni ad
eventuali istituti di formazione o corsi di studi.
Spetterà poi, internamente all’Inps, verificare i dati al casellario dei pensionati,
l’elenco degli assegni al nucleo familiare erogati nel 2021 per il calcolo delle
maggiorazioni, l’eventuale percezione del reddito di cittadinanza (per cui è
prevista una procedura ad hoc di integrazione degli importi) e l’accertamento
dei redditi da lavoro attraverso Uniemens, le denunce obbligatorie dei sostituti
di imposta del settore privato con le informazioni retributive e contributive. E
se presente, il tutto verrà riscontrato nella “preziosa” banca dati degli Isee (si
veda l’articolo nella pagina a fianco) dove tramite i codici fiscali si potranno
riscontrare i confini del nucleo familiare e calcolare gli effettivi importi spettanti.
Si procede, insomma, per step: «Programmeremo anche l’estrazione di liste
per alcuni controlli a campione, su nostra indicazione, da parte delle sedi
Inps», chiarisce Sciarrino. «E in un secondo momento, sicuramente, si dovrà
fare anche un’analisi del rischio frode – aggiunge -, intanto al momento stiamo
mettendo a punto il software gestionale delle pratiche».
I possibili esiti e i rischi
La check list di controlli, infatti, si concluderà entro il 15 marzo e potrebbe
portare a diversi esiti. Solo le domande «accolte» potranno essere messe in
pagamento nella seconda metà del mese. In alternativa, l’iter può concludersi
diversamente: istanza «respinta», «decaduta», «rinunciata», «in evidenza alla
sede» (vuol dire che c’è qualche problema forse sanabile con un supplemento
di istruttoria della sede Inps), «in evidenza al cittadino» (quando all’utente
viene chiesto di integrare la domanda con della documentazione). Il rischio,
visto l’elevata incidenza – pari al 56% – di domande inviate direttamente dal
cittadino senza l’ausilio di un patronato abilitato, è che molte istanze in questa
fase possano non essere accolte perché incomplete o difformi rispetto ai dati
riscontrati. «In questa fase sarà molto importante gestire le informazioni di
ritorno, dal call center e dai patronati, in modo da riadattare le nostre
procedure in corsa», conclude Maria Sciarrino dell’Inps.
Il caso degli Iban «errati»
L’8% degli Iban inseriti non è corretto. In un recente comunicato l’Inps ha
ricordato che l’Iban inserito nella domanda per l’assegno unico deve risultare
intestato o cointestato al beneficiario della prestazione, fatta salva l’ipotesi di
domanda presentata dal tutore di genitore incapace: in tal caso può essere
intestato o cointestato al tutore, oltre che al genitore medesimo.
In base alle prime verifiche, infatti, è emerso che ben l’8% dei richiedenti ha
indicato Iban con titolari differenti (ad esempio altri familiari).
La titolarità dell’Iban. La verifica sulla titolarità dell’Iban viene effettuata con
Poste Italiane e con gli istituti di credito convenzionati. E qualora non venga
accettata la corrispondenza tra il titolare e il codice fiscale del richiedente il
pagamento verrà bloccato. Per evitare il blocco del pagamento è necessario
accedere alla propria domanda e modificarla in tempo utile.
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